
IL RETROSCENA – Era destinato alla tribuna, come diciannovesimo, ma poi l’influenza di Florenzi aveva convinto Di Francesco a richiamarlo. Peres è entrato a venti dalla fine, accompagnato dai dubbi, e ha subito regalato palla agli avversari. Giocare non basta, meno che mai se sei nella Roma. Ma, all’improvviso, quella di Bruno Peres è diventata una rinascita, un lampo inatteso. E un secondo di rinascita è sempre un atto vivo, l’attimo fuggente.
LA SECONDA VITA – Fino a quel momento, la sua partita cosa era stata? Tre contrasti, ventisette tocchi, quindici passaggi, l’87 per cento riusciti (però meglio di Florenzi, fermo al 66). Non ci fosse stato quell’intervento finale non ci sarebbe questa storia. Bruno sarebbe ancora Bruno Ceres, come lo avevano chiamato sui social, Mister Ebbrezza, quello per cui i tifosi cercavano disperati su transfermarkt qualsiasi terzino pur di sostituirlo, quello del meglio affrontarlo in campo che farsi dare un passaggio (si era già schiantato, novembre 2016, con una Porsche). A chiusura del mercato, aveva scritto su Instagram di essere rimasto per riscattarsi. Sì, vabbé. Invece è tornato, anche se per un secondo. Ma se rinascere è vivere due volte, vedremo cosa riserverà la seconda vita di Bruno Peres.










