
Proprio al Chelsea poteva finire nel mercato di gennaio, quando la Roma lo aveva praticamente ceduto. «Non voglio tornare al passato, sono felice alla Roma e sono felice della mia vita. L’offerta del Chelsea era vera, la trattativa c’è stata, c’era l’interesse nei miei confronti. E’ tutto quello che posso dire. Ma, come si vede, a Roma sto bene: io non volevo andare via, perché tutta una stagione si gioca per partite così». Quando Di Francesco lo ha tolto dal campo a pochi minuti dal termine, tutto lo stadio si è alzato in piedi per tributargli una meritata standing ovation: per il gol, ma anche per la prestazione al servizio dei compagni di squadra, oltre che per la procurata espulsione di Ordets che ha consentito alla formazione giallorossa di giocare gli ultimi diciassette minuti (compreso il recupero) in superiorità numerica. «Un applauso come quello deve essere condiviso con tutti, perché sia io e sia i miei compagni abbiamo fatto il nostro dovere fino all’ultimo».
La Roma non era tra le prime otto in Europa da dieci anni, in panchina c’era il primo Spalletti. Dzeko e tutti i calciatori romanisti sono consapevoli di aver centrato un obiettivo importantissimo per la società e aspettano ora il sorteggio dei quarti di finale che ci sarà venerdì a Nyon. «Andare avanti e giocare contro i più forti, è questo il nostro obiettivo. Non penso a chi ci capiterà nei quarti di finale, che ci siamo meritati: l’unica cosa certa è che ovunque giocheremo ci sarà lo stadio pieno, sia in casa sia in trasferta. Noi però non partiamo battuti contro nessuno, ce la giochiamo con tutti. Siamo tra le otto più forti, quindi siamo forti anche noi». La pensa allo stesso modo Radja Nainggolan. «È stata una gara difficile – le sue parole -, ma abbiamo difeso tutti insieme e l’1-0 si è rivelato sufficiente. Ci meritiamo questa vittoria perché abbiamo dato tutto».










