
Il dubbio tattico è legato al ruolo di esterno destro di attacco. Tante le opzioni, nessuna quella che convince al 100 per cento: El Shaarawy, Gerson, Florenzi (con Bruno Peres terzino) e Defrel (più facile entri a partita in corso). La Roma è arrivata fin qui attraverso il gioco, che in Europa è stato molto più efficace che in campionato, e Di Francesco non vuole snaturare la squadra: «Il punto debole del Barça? Con le dovute proporzioni è lo stesso che ha la Roma: è una squadra molto aggressiva e perciò, se usciamo bene dalla prima pressione, possiamo creare occasioni. Il Barcellona accetta l’uno contro uno a tutto campo, perciò dobbiamo vincere molti duelli e sbagliare pochissimo. Il modulo? Guardando la gara contro il Siviglia, l’ideale sarebbe un 4-2-3-1, ma per un’ora non c’era in campo Messi… Non penso a un 4-4-2, non sono abituato a improvvisare e sarebbe un segnale di debolezza». Il Barça ha recuperato Messi e Busquets, l’unico ballottaggio è tra Dembélé (favorito) e Paulinho. La stampa spagnola continua a parlare di Alisson al Real Madrid nella prossima stagione e vede la gara di oggi come la prima sfida del portiere brasiliano a Messi. Il presidente James Pallotta, ammalato, non sarà della partita. La Champions, comunque vada la sfida al Barça, gli ha portato in cassa 81 milioni. Pallotta ha già vinto, ma proprio per questo difendere il terzo/quarto posto in campionato resta la priorità della stagione. Anche se parlarne adesso sa quasi di sacrilegio.










