
Prima, però, c’è il Barcellona, una sfida che va almeno onorata: si riparte dal 4-1 del Camp Nou, l’unico gol giallorosso è di quel Dzeko senza cui sembra impossibile segnare. Non a caso il momento negativo dell’attaccante è corrisposto con il black out di gennaio della squadra e solo le prodezze di Under erano riuscite a nascondere i difetti offensivi, tornati a galla con l’infortunio del turco. Ieri Cengiz è tornato a lavorare con il gruppo (differenziato per Perotti, out domani) e l’augurio di Di Francesco di poterci contare contro i blaugrana potrebbe avversarsi: dal 1’ o magari in corso con l’obiettivo di macinare minuti utili in vista del derby è da verificare, oggi pomeriggio la rifinitura dirà chi saranno i migliori undici a scendere in campo alla ricerca di una disperata «remuntada». Lo stesso Dzeko, primo marcatore della squadra con 14 reti in A e 19 in stagione, ha fallito tantissime occasioni che avrebbero potuto migliorare il suo score personale e, soprattutto, portare più punti: con il 13% è il meno preciso tra i bomber delle concorrenti, Icardi, Immobile, Dybala e Mertens hanno tutti (in quest’ordine, dal più concreto al meno) percentuali migliori del bosniaco, che pure ha la Roma sulle spalle. Le mancanze più gravi sono, però, quelle delle promesse non mantenute, Schick e Defrel hanno fatto un gol a testa, inutile quello del ceco in Coppa Italia, su rigore quello del francese nella goleada al Benevento. Insomma, col Barça la Roma sfida in primis se stessa e i suoi fantasmi, da combattere in fretta perché il derby è già un crocevia per la futura Champions.










