
QUORUM LONTANO – Dopo l’assemblea del 29 marzo, non si sono registrati passi in avanti sullo statuto. Tra grandi e mediopiccole ci sono punti di convergenza sulla governance ma il nodo resta l’articolo 19, quello sulla ripartizione dei proventi tv. Le big e le cosiddette società del «gruppo misto» (come Torino, Cagliari, Sampdoria, Bologna) restano irremovibili: non si va alle elezioni se prima non si cambia lo statuto. Claudio Lotito sta lavorando in queste ore per coagulare i 14 voti necessari per andare al voto sulle nomine – in pista, per la carica di presidente, c’è sempre l’ex presidente della Corte dei conti Raffaele Squitieri – ma il quorum difficilmente sarà raggiunto. E non sono nemmeno maturi i tempi per un’elezione di Adriano Galliani (alcuni club evocano il conflitto d’interessi visto il legame con Fininvest). Anche l’assemblea di domani, quindi, dovrebbe risolversi con un nulla di fatto. A quel punto, il termine del 18 aprile imposto dalla Figc scorrerà inesorabilmente e il 21 il consiglio federale nominerà il commissario.
CHI SARÀ? – È una partita aperta e delicata. Sul tema, oggi si confronteranno il ministro dello Sport Luca Lotti, il presidente del Coni Giovanni Malagò e il numero uno della Figc Carlo Tavecchio. Le posizioni sono distanti: il ministro non ritiene che il presidente federale sia la figura ideale; Malagò auspica una figura di garanzia e sarebbe anche disposto a scendere in campo se le istituzioni lo richiedessero; Tavecchio non tollererà invasioni di campo, forte della richiesta che gli hanno rivolto le grandi della A di affidare il commissariamento ad una massima espressione del calcio italiano. Girano tanti nomi e la partita, oltretutto, potrebbe intrecciarsi con quella per la Giunta Coni, dove il calcio reclama il suo posto. Saggezza vorrebbe che il confronto di oggi fosse solo il primo round.










