
SI RIPARTE – Non è la prima volta che in questa stagione il tecnico, pur non sollecitato dai media, vira autonomamente su Totti. Accadde, ad esempio, alla vigilia della gara con la Fiorentina, il 17 settembre «Qui non si vincerà mai niente solo con lui. Quando la Roma trionfò, lo fece perché aveva anche altri grandi calciatori straordinari oltre Totti. Se continua a giocare sarò l’allenatore della Roma altrimenti no». Dopo il botta e risposta con Ilary Blasy, il 1 ottobre, Lucio parte in contropiede e accusa i media «di voler l’addio al calcio di Francesco. E invece deve giocare ancora». La memoria per una volta gli fa difetto. E così dimentica quando non più tardi di qualche mese fa lo aveva paragonato ad un telecronista in pensione («Ci si chiede se può giocare dall’inizio ma si potrebbe proporre anche un sondaggio diverso: far commentare l’Europeo a Pizzul o Caressa?») o la prima riga del comunicato della Roma a giugno, «lieta di annunciare l’ultimo anno di Totti da calciatore». Ora il problema, non è il rinnovo di Francesco che per la prima volta ha preso in seria considerazione l’ipotesi di smettere. Ma il futuro di Spalletti, sempre più decisivo in campo ma criptico fuori.










