
Vogliamo credere che a Trigoria questo lo abbiano capito da un pezzo. E che sappiano, di conseguenza, cosa fare, augurandoci che le scelte che saranno fatte si rivelino più felici di quelle fatte in questa stagione (Monchi in primis). Siamo convinti che si stia programmando, ma non vogliamo sentir parlare di plusvalenze, bilanci, numeri. La Roma è fuori dai paletti del fair play finanziario, in tre anni si può andare sotto di trenta milioni, volendo anche di più visto la buffonata che si è rivelato il fair play (presente la multa al Milan?), si pensi che il rischio d’azienda fa parte del gioco, si ipotizzi anche a una nuova ricapitalizzazione sociale, si ridimensioni pure il monte ingaggi, ma si investa in un nuovo progetto, si faccia qualcosa di romanista per dare un segnale a un ambiente che sta uscendo triturato e scoglionato da una stagione devastante. La società, di fronte allo sfascio di questa stagione, sembra che sia intenzionata a rivedere il business-plan previsto per il prossimo futuro, consapevole che si potrà andare sotto anche di trenta-quaranta milioni (il fair play prevede un meno trenta in tre anni, nel caso si penserà a rientrare nelle due stagioni successive), ma soprattutto che più che un top player, come primo obiettivo dovrà esserci quello di prendere un top allenatore. Che poi è l’ultima cosa che manca a una società che di errori ne ha fatti parecchi, ma certo non si può dire che non le abbia provate tutte.
Piano A (…)
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