
A Trigoria dicono che il problema è proprio questo: a volte parla il cuore di Totti, a volte il sangue e a volte il cervello. Così si è arrivati a tre giorni dalla partita contro il Genoa, con lo stadio sold out come mai era successo in questa stagione, senza conoscere esattamente il suo futuro. Vero. Ma è anche vero che il presidente Pallotta, nella sua visita romana di marzo, non ha trovato il tempo per incontrare Totti faccia a faccia. Il contratto parla chiaro, ma non sarebbe stata una perdita di tempo. Lo ha fatto notare anche la curva Sud, in un comunicato: «Sia tu (Francesco, ndr), sia soprattutto la società potevate fare qualcosa di più per non far usare il nome di Totti contro la Roma in questo ultimo periodo. Per creare meno frizioni e non esasperare la situazione. Ma ormai siamo alla fine e bisogna dare giudizi complessivi. E qualche malinteso, che ci può stare in 25 anni, è il nulla in confronto ad aver indossato 25 anni la Nostra Maglia, portandola in alto con 300 gol e giocate pazzesche…». Totti ha invitato ieri sera a cena i compagni, dallo stellatissimo Heinz Beck. Una scelta non casuale: il top della gastronomia romana per il saluto a quelli che, in ogni caso, non saranno più suoi compagni in spogliatoio. Perché questa è l’unica certezza: con quella maglia giallorossa, con il numero 10, non giocherà mai più. La forza di Totti, fino a ieri, era stata il silenzio. Avevano parlato tutti gli altri sul suo futuro, ma non lui. Adesso che ha parlato, però, non ha fatto chiarezza e lasciato più porte aperte. Non è mai semplice smettere, tanto meno quando sei un numero uno. Da qui a lunedì cambierà qualcosa? La partita contro il Genoa sarà importante nella sua decisione finale? Sta cercando ancora la soluzione oppure ha già scelto e il comunicato di ieri era soltanto strategia? Difficile dirlo. Forse ha ragione l’amico Candela: servirebbe un periodo di «stacco», dove assaggiare tutti i sapori del possibile futuro come se fosse un menù degustazione. E poi decidere.










