
SQUILIBRI – Poi un passaggio sui numeri attuali del bilancio: «Non abbiamo voluto vendere i giocatori in estate perché ritenevamo necessario restare competitivi per conquistare la Champions League, che ancora pone parecchie difficoltà di accesso mentre dall’anno prossimo aumenterà le chance per le italiane. Era insomma giustificato il sacrificio economico, con l’alto sforzo dell’azionista (Pallotta, ndr) che ha aumentato il capitale da 19 a 59 milioni. Ricapitalizzeremo per la seconda volta negli ultimi tre anni, a testimonianza che l’azionista dà solidità e prospettive». E a chi gli chiedeva conto della mancanza di uno sponsor, Baldissoni ha spiegato: «Serve un partner idoneo, altrimenti avremmo potuto scegliere un’azienda che non rientrava negli obiettivi e nelle caratteristiche del brand. A brevissimo avremo risposte da un profilo di quelli che servono a noi».
TOR DI VALLE – Chiusura sui tempi dello stadio: «Lo faremo. La conferenza dei servizi ha avviato la fase di chiusura sul progetto originale ma il progetto è stato rivisitato. Sono in corso nuovi passaggi tecnici e amministrativi per la revisione della delibera sull’interesse pubblico. La Regione ci dà tempo fino al 15 giugno per le controdeduzioni: pensiamo che il progetto sarà sostituito per tempo. La proprietà? Chiariamo una volta per tutte. Pallotta è proprietario della Roma e della società che gestisce lo stadio. E’ una divisione che consente di realizzare un’infrastruttura enorme senza caricare sulla società di calcio operativa un’infinità di rischi. Anche Arsenal e Lione sono divise così».










