
Poi, però, le cose nel calcio cambiano: Borelli ha poca voglia di continuare a girare l’Italia in società minori e, seppur ancora calciatore professionista, comincia a battere altre strade. Legge, si informa, ipotizza. Studia. E una di queste strade lo porta alla Polizia Locale di Albano: Paolo, poco più che trentenne, vince il concorso, decide di appendere gli scarpini al chiodo e molla il pallone per il posto fisso. Oggi, il capitano Borelli è ufficiale stimato e felice del suo delicato ruolo nel reparto di polizia giudiziaria. E nel suo cuore non c’è spazio per il minimo rimpianto per quel pallone che – forse troppo presto – ha smesso di rimbalzare.










