
Solo che, con due semplici conti, i radicali evidenziano tutte le lacune della delibera Raggi: «Se si dovesse soddisfare l’intera domanda aggiuntiva» (55mila persone) con il trasporto pubblico su ferro «si tratterebbe di impegnare 12 volte la capacità della Roma-Lido» (4.800 passeggeri l’ora). «Se si dovesse provvedere via gomma, si dovrebbe disporre di 35 volte la capacità di via Ostiense/via del Mare che è di circa 1.500 passeggeri l’ora». Il dossier-denuncia scende più nel dettaglio: la linea per Fiumicino aeroporto (che la Raggi immagina di utilizzare per coprire parzialmente il fabbisogno di trasporto su ferro) ha una «disponibilità complessiva di 3.600 passeggeri» l’ora. L’ampliamento dell’Aeroporto assorbirà 2.400 passeggeri ogni ora e i 1.200 che rimangono non sono solo dello stadio ma anche della Fiera di Roma, Parco Leonardo e fermate intermedie. L’apporto, quindi, di questa linea è assai modesto. Peggio va con la Roma-Lido. Usando lo studio che la società francese Ratp ha consegnato alla Regione Lazio per rilevare la linea, viene fuori che l’investimento necessario è di 480 milioni. E «per le sole esigenze dell’attuale bacino di utenza, senza considerare quindi lo Stadio». Per rendere effettivo l’incremento passeggeri previsto nella delibera Raggi sarebbe necessario «ripensare le dimensioni dell’infrastruttura» passando «dalla dimensione di un treno regionale a una metropolitana pesante».
Né va meglio per il trasporto su gomma. Al di là dell’intervento sulla via del Mare, i radicali fanno una semplice constatazione: «La capacità è determinata non dal numero delle corsie ma da quello degli svincoli»: si rischia «l’effetto imbuto», insomma. Inoltre, «rimane del tutto irrisolto il problema» dell’uscita dallo Stadio. Nel dossier si traccia anche la strada futura: i contenziosi, tipo quelli legati al ritardo nella realizzazione del Ponte dei Congressi o alla insufficienza della Roma-Lido e alla necessità di provvedere alla sicurezza in casi di emergenza. Da ultimo, il problema dei soldi. I 600mila metri cubi concessi ai proponenti sono stati dati «senza procedure competitive» e esprimono un valore che «si aggira sui 300 milioni di euro», troppe rispetto a quanto pagano i proponenti.










