
Negli ultimi dieci anni la Roma può essere riassunta in cinque lettere: Totti. A lui, al suo essere uno dei tre più grandi calciatori italiani di sempre, si deve l’ingresso in un limbo all’interno del quale la squadra, nelle sue varie incarnazioni, è stata almeno sei o sette volte sul punto di cambiare pelle e di entrare nella ristretta cerchia delle “grandi stabili” con qualche trofeo (in più) in bacheca: ogni volta però, sempre per un motivo diverso, è stata respinta e il mondo che le gira intorno ha preso l’abitudine di rassegnarsi esibendo una specie di sorriso, o smorfia, e riproducendo — come soggiogato da una maledizione — l’eterna gag del “ci siamo anche noi”. In Italia la Roma è stata la più “seconda” degli ultimi anni. Anche questa è mitologia.
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