
L’AMBASCIATORE – A metà dell’allenamento, appare anche Jackson Follmann, il portiere sopravvissuto all’incidente del 28 novembre avvenuto sul massiccio del Cerro Gordo, a pochi chilometri da Medellin. Ruschel ci scherza a distanza: «è arrivato l’ambasciatore». Follman, avendo subito l’amputazione di una gamba, ha lasciato il calcio giocato per divenire ambasciatore della Chapecoense. Gli chiediamo di Totti e del Papa. In entrambi i casi si apre in un sorriso sincero: «Il minimo che possiamo fare è essere qui per ringraziare gli italiani e i romanisti. Totti è un idolo del calcio mondiale. Il gruppo è molto ansioso per questo match, ma comunque vada sarà una grande esperienza per la Chape. Al Papa ho chiesto di benedire il mio rosario, è stato molto emozionante. Purtroppo siamo riusciti a incontrarlo per via di una tragedia che ci ha procurato molta sofferenza».
L’APPELLO – Le famiglie delle vittime hanno chiesto che il club prenda una posizione forte sugli indennizzi per le morti. La dirigenza ha fatto sapere che la situazione sarà risolta al più presto. In questi giorni capitolini, la delegazione avrà un Cicerone speciale: il portiere Artur, in giallorosso dal 2008 al 2010 e oggi alla Chape. «Ho girato tanto, ma non ho più trovato un’amatriciana come quella di Trigoria», scherza alla fine della seduta. Ricordi ed emozioni che il prossimo novembre, in occasione dell’anniversario dell’incidente, saranno raccontati in prima tv da Dmax nel documentario “Chapecoense, un anno dopo”.










