
Ma forse c’è altro se in due giorni la Spagna ne ha fatti sette all’Italia, anche davanti a una Roma positiva al punto da illudere il suo allenatore, che sul 3-0 dalla panchina urlava: «Dai che uno glielo facciamo, dai che la riapriamo». Alla fine se l’è presa con l’arbitro, Di Francesco. «Già sono bravi di loro, sono stati aiutati sia dall’arbitro che da noi. Abbiamo fatto un’ottima gara, ma ci siamo fatti due autoreti e ci abbiamo messo del nostro. Ma che posso dire ai ragazzi? Stavamo 3-0 che neanche me ne sono accorto. Ci sono mancate un po’ di letture, siamo noi che dobbiamo migliorare nell’esperienza in campo». Dzeko aveva provato a tenere viva almeno una speranza, per questo forse alla fine è il più arrabbiato di tutti: «Che posso dire se non che l’arbitro doveva avere più coraggio a fischiare il rigore che ci avrebbe portati in vantaggio. Capisco di giocare al Camp Nou e contro il Barça ma siamo arrivati ai quarti come loro e abbiamo il diritto di giocarcela alla pari». Lui che nemmeno doveva esserci ha per qualche minuto freddato un Camp Nou scaldato a dire il vero soprattutto dall’invasione politica sugli spalti. Da ore fuori dallo stadio circolavano striscioni gialli con scritto Libertat. Un coro esploso al minuto 17.14, a ricordare l’anno della resa Catalana ai Borboni. Prima del match era stata la tribuna a vestirsi di giallo: “It,’s just about freedom”. E poi un grido per chiedere la Libertà dei prigionieri politici catalani. La prima volta che la questione indipendentista sbarca in Europa, come reazione all’ arresto di Puigdemont. La domanda è come l’Uefa pensa di farvi fronte, senza scatenare una questione diplomatica nel regno di Filippo VI.










