
LEADER NON PERVENUTI – Troppo comodo prendersela (solo) con Schick, trascurando la prestazione penosa di molti senatori della squadra di Eusebio Di Francesco. A cominciare dai due esterni d’attacco per proseguire con le due mezzali, ad essere buoni: gente che non è mai entrata in partita e che è stata sistematicamente in balia dell’avversario, senza mai imporre personalità, tecnica o qualità. Troppo facile scaricare tutte le colpe su Schick senza ricordare le occasioni lasciate agli attaccanti di Max Allegri e le parate, quelle sì, di Alisson: la Roma, la Roma intera per oltre un’ora ha assistito senza batter ciglio all’esibizione della Juventus, mettendo in mostra coraggio zero e veleno meno uno. La sconfitta, però, a giudicare dai commenti della maggioranza dei tifosi è solo di Schick. Che, lo ripetiamo, poteva e doveva fare di più. Ma da lì a farlo già passare per un bidone, per un acquisto sbagliato, per un bluff e cose anche più pesanti ce ne vuole.
BUONI E CATTIVI – Ci si aspettava che allo Stadium diventassero protagonisti i leader della squadra, i titolarisimi; quelli che si dividono l’affetto dei tifosi e le copertine sui giornali: non pervenuti, invece. Una delusione plurima. Timidi, balbettanti, tremolanti sulle gambe. Ma la colpa della sconfitta sembra essere (solo) di chi ha avuto la possibilità di trovarsi a tu per tu con il portiere avversario. Ed ha toppato la scelta tattica e il tiro. Ma come mai, prima di Schick, nessuno s’era presentato dalle parti di Szczesny? Tutto questo per dire, anzi per riaffermare una cosa sola: perde la Roma, non perde il singolo. (Ri)cominciare a fare la divisione tra Cattivo e Buoni non porta da nessuna parte. Ti fa soltanto andare a sbattere contro un muro di granito. Perde sempre la Roma così come vince sempre la Roma, mai chi segna il gol decisivo. Fin quando non sarà chiaro questo, ci sarà sempre uno Schick di troppo e troppi Mister X esenti da colpe.










