
Il paragone Juve-Roma è la fotografia del dominio economico bianconero contro una rivale che sta investendo tanto ma non riesce a starle dietro. I ricavi operativi dei bianconeri sono pari a circa 410 milioni contro i 175 giallorossi, se si aggiungono i «proventi da gestione parco calciatori» la Juve arriva a toccare la cifra record di 562.7 milioni mentre la Roma si ferma a 278.4. Meno della metà. Sui numeri incide da una parte la cessione di Pogba che contribuisce ai 140 milioni totali realizzati con le plusvalenze lo scorso anno da Marotta & Co., dall’altra Monchi è riuscito a contabilizzare le partenze di Salah, Rudiger, Paredes, Marchizza e Frattesi tutte entro il 30 giugno, arrivando a contare plusvalenze complessive per 95.2 milioni. Ma non sono bastate a chiudere il bilancio vicino al pareggio come nell’esercizio precedente (-14) a causa della mancata partecipazione alla passata Champions. Quanto pesa retrocedere in Europa League: 48 milioni in meno i proventi dei giallorossi dalle coppe internazionali. La Juve è invece arrivata alla finale garantendosi incassi mai visti nella sua storia, tra bonus Uefa, market pool e botteghino. Ma la vera forbice è dovuta ai diritti tv e allo stadio. Avere più tifosi e un impianto di proprietà fa tutta la differenza del mondo. Agnelli dichiara 57 milioni alla voce «ricavi da gare» a cui somma 232 di «diritti radiotelevisivi e proventi media» più 74 di sponsor e pubblicità e 19 dalla vendita di prodotti. La Roma risponde con 35 milioni incassati dalle partite (inclusi i premi Uefa per i risultati nelle coppe), 105 di diritti televisivi, appena 16 tra sponsor e pubblicità, 8 di merchandising, questi ultimi almeno cresciuti di 3 milioni rispetto all’anno prima. La differenza complessiva, insomma, è enorme e si traduce nella capacità d’investimento che hanno i due club nel mercato. Agnelli si può permettere di pagare 235 milioni di stipendi ai tesserati e alzare i costi complessivi dai 300 milioni del 2015/16 fino ai 400 dell’ultimo bilancio. Pallotta invece ha dovuto ridurre le spese per gli ingaggi a 145 milioni (diminuiti di 9) e quelle complessive a 209 contro i 217 precedenti. Bilancio chiuso comunque in perdita, ma quello da presentare all’Uefa sarà diverso (nei conti del Financial Fair Play non si calcolano i costi «virtuosi») e dovrebbe ricevere l’ok anche quest’anno, prima di ottenere il via libera definitivo a giugno 2018. La Lazio, come detto, viaggia parecchi piani sotto ma il bilancio è piuttosto in salute. Qualche dato: ricavi operativi a 98.9 milioni in crescita dell’8%, gestione parco calciatori positiva di 30 milioni, costi scesi da 84 a 83. L’indebitamento (43.7 milioni) è di molto inferiore a quello di Juve (162.5) e Roma (192.5) Per ambire al vertice Lotito dovrebbe sobbarcarsi spese che la sua Lazio non si può proprio permettere.










