
Di Francesco, passando alla Roma, allena punte di livello sicuramente superiore rispetto al Sassuolo. Lo si capisce, per esempio, dagli stenti di Defrel, che in Emilia era un punto di forza e che in giallorosso non è ancora riuscito a segnare nemmeno un gol, sprecando molte favorevoli occasioni. L’allenatore abruzzese, però, non ha scelto la via più semplice: si affida al talento dei suoi bomber, ma ha pensato immediatamente a costruire una fase difensiva solida, senza la quale non si può coltivare l’obiettivo più importante: lo scudetto. A differenza di altre realtà la Roma non difende con le qualità individuali dei suoi giocatori, ma con il lavoro collettivo che parte dagli attaccanti, passa dai centrocampisti e finisce con difensori e portiere (Alisson non solo ha fatto dimenticare Szczesny, ma si è proposto come il miglior numero 1 di tutto il campionato).
La difesa da opporre alla Lazio di Simoni Inzaghi, che l’anno scorso ha eliminato la Roma dalla semifinale di Coppa Italia e vinto nettamente il derby nel girone di ritorno, è tutt’altro che scontata. Un dubbio riguarda il ruolo di terzino destro: Florenzi ha giocato con la nazionale i 90’ più stressanti della storia del calcio italiano, Bruno Peres è sicuramente più fresco e emotivamente meno provato. Mercoledì 22 la Roma è attesa a Madrid, contro l’Atletico, dalla partita che potrebbe qualificarla agli ottavi di Champions League con un turno di anticipo. Bisogna sapere gestire le forze e, fin qui, Di Francesco è stato quasi perfetto nel turnover. L’altro punto interrogativo è sul centrale che affiancherà Manolas: Fazio è rientrato da Mosca (insieme a Perotti) dalle amichevoli della nazionale argentina, Juan Jesus è rimasto a Trigoria e ha potuto lavorare con il gruppo. Anche qui il ballottaggio è aperto. La notizia super è che Kolarov non ha giocato la prima amichevole della Serbia in Cina ed è tornato a Trigoria prima della seconda in Corea del Sud. Un capolavoro diplomatico dei dirigenti romanisti.










