
DUECENTO – Una vita alla Roma per Florenzi, ad eccezione di una sola stagione in B a Crotone. Giustoil tempo di vincere il premio come miglior giovane del campionato e tornare. Quella con il Sassuolo è una gara speciale per Florenzi, una giornata storica: Ale raggiunge oggi le 200 presenze in maglia giallorossa in tutte le competizioni. Traguardo importante per un romano e romanista che vive le partite in modo unico. La prima è quella che non si scorda mai: maggio 2011, Roma-Samp all’Olimpico, in panchina Vincenzo Montella. Vicino a lui quel ragazzino sbarbato con lo sguardo determinato di chi vuole diventare una bandiera della Roma. Pensiero fisso da quando ha iniziato a giocare a calcio. A un certo punto l’allenatore giallorosso si gira verso di lui: «Ale, scaldati che entri». Quasi non ci credeva. Fuori Totti, dentro Florenzi. Un sogno: «Ero teso, ma Francesco mi ha sorriso e mi ha tranquillizzato». E chissà come si sentiva tranquillo quando nella gara di Champions contro il Barcellona ha segnato da 60 metri. Un gol che ha fatto il giro del mondo ma lui non si è esaltato: «Volevo darla a Dzeko, poi ho deciso di provarci». Umile e sincero. Come l’abbraccio alla nonna in tribuna dopo la rete nel derby. Anche lì, la semplicità fatta persona e un gesto che è passato alla storia. Sette anni in prima squadra (più altri nove nel settore giovanile). Florenzi è il sogno di ogni bambino, è quel ragazzo diventato uomo dopo aver superato le difficoltà della vita. Dal Sassuolo al Sassuolo, il giorno delle 200.










