
Alla fine poi, pure lui, non farà cose molto diverse – comprare qualche giocatore a saldo, confortare il traballante allenatore, ordinare ramanzine nello spogliatoio – per spazzar via la precoce disillusione che ora sta attanagliando i tifosi, la squadra e il famigerato “ambiente”, quasi sempre il responsabile numero 1. Quello strano posto, l’ambiente, sospeso tra realtà e immaginazione dove tutto della Roma nasce e muore.
Può essere un Nainggolan alticcio e selfie-dipendente ad aver rovinato tutto? Può essere che il tenero Eusebio abbia perso il controllo, quel suo accumulare nervosamente attaccanti, ad esempio, mentre l’Atalanta imperversava all’Olimpico? Può essere che il marziano Monchi, catapultato a Roma dalla Spagna, ci abbia capito poco ed abbia venduto e comprato giocatori a capocchia (Schick per Salah) come capitava del resto già al boss Sabatini? Può essere che il presidente transoceanico pensi più allo stadio e ai massimi sistemi che alle questioni volgari e terra terra del pallone: chi gioca all’ala destra, il terzino, Strootman, De Rossi, Gonalons che perdono colpi, e soprattutto chi fa gol? E non sarà che alla Roma manchi ormai la fantasia e la scintilla di un vero campione? Può essere. Una sola causa non avrebbe provocato il tracollo, il perfido intreccio può farlo. Come sempre. I curvaroli si son dovuti fare monaci zen. Passerà, forse.










