
A 34 anni è inevitabile sentirsi vicini alla fine di un ciclo: «Quando si è “vecchietti”, calcisticamente parlando, senti un po’ il tempo che sta per scadere. Una sensazione spiacevole lì per lì, ma bisogna conviverci. Ai giovani dico che devono godersi anche le “rotture” del ritiro, perché non è per sempre. Da ragazzo mi annoiavo di una cosa bellissima». Tra i baby che l’hanno colpito di più c’è Cengiz Under: «Non l’avevo mai sentito nominare, ma ci sta facendo capire perché la Roma ha investito su di lui. Tutti i nuovi mi hanno felicemente sorpreso, Gonalons e Defrel li conoscevo meglio, Kolarov non c’è bisogno di descriverlo. Salah e Ruediger erano l’anima dello spogliatoio, ma sono stati rimpiazzati da gente brava e di personalità». Daniele scalpita per ricominciare: «Ho l’adrenalina in corpo, la seconda contro Spalletti porterà tanta gente allo stadio. Quest’anno sarà ancora più dura, ma dobbiamo provare a colmare il gap con la Juventus e tirare su qualcosa di importante per i tifosi».










