
TRACCIA RICONOSCIBILE – «Ma sarà sempre la stessa Italia» avverte De Rossi. Come a dire che nessuno si dovrà aspettare effetti speciali in campo. «E non è questione di sangue e sudore. Se questa sfida si dovesse trasformare in una lotta o in una guerra, allora in nazionale potrebbe giocare chiunque. Furore e rabbia servono, come la corsa. Ma sarà fondamentale la lucidità. Noi ci fidiamo di Ventura. Vedrete che la preparerà come le altre gare. Poi è chiaro, sarà differente da un’amichevole o da una gara contro il Liechtenstein». Il 3-5-2 e la vecchia guardia, cioè Ventura che riparte da Conte. «Ma anche la Svezia è quella dell’Europeo. Senza Ibra, però. E per noi è un vantaggio. Non lo vorrei contro nemmeno quarantenne e con una gamba rotta. In sedici mesi una nazionale non si può stravolgere. Il ricambio generale c’è stato, ma noi più anziani non ci siamo mai sentiti scaricati o abbandonati. Non basta, però, solo l’esperienza. Perché a me, quando giocai la finale del mondiale in Germania, non tremarono certo le gambe. E avevo 23 anni. C’è consapevolezza di essere forti, ma anche un po’ di paura perché sappiamo che sarebbe brutto non qualificarci. Ci tengo io e sarebbe il terzo, figuriamoci gli svedesi. Noi, comunque, dobbiamo andare al mondiale». Fa un appello: «Bisogna stare vicini all’Italia. Mi auguro che il pubblico di San Siro ci dia una grossa mano. Ma non dobbiamo chiedere alla gente di avere fiducia. Dobbiamo essere noi ad averne, dentro lo spogliatoio».
ANCORA MIGLIOR MARCATURE – Daniele è il capocannoniere del gruppo di Ventura: 21 reti. «Quando ho cambiato posizione in campo, arretrando, pensavo di non segnare più. Prima, da mezzala pura, riuscivo a farne anche dodici-tredici, tra campionato, coppe e nazionali. L’esperienza però mi ha migliorato sulle palle inattive. E non mi sono fermato, sfruttando rigori, punizioni e qualche colpo di testa».










