
Il presidente, per la verità, attese fino al 23 settembre, match perso al Dall’Ara contro il Bologna, prima di definirsi disgustato e di chiedere a Monchi di individuare l’erede del tecnico, capace poi di difendere per quasi 3 mesi il posto. Ora, però, c’è l’ultimatum, inviatogli ovviamente da Boston per interposta persona, cioè tramite il ds spagnolo, suo unico punto di riferimento a Trigoria insieme con Totti. L’allenatore, insomma, rischia di brutto nella sfida inedita contro l’ex Prandelli che torna all’Olimpico sulla panchina del Genoa. Anche i giocatori, però, sanno che cosa li aspetta: la tifoseria è stanca e, dopo la figuraccia di Plzen, si presenta allo stadio per contestare.
SENZA APPELLO I risultati della Roma nelle 21 partite, tra serie A e Champions, sono inequivocabili. E inchiodano proprietà, società, tecnico e squadra. Errori di tutti e per tutti i gusti. Già 7 match persi, un terzo di quelli giocati, solo 5 vittorie in 15 gare di campionato, mai più successo dal 2005, 14 punti in meno di un anno fa (peggior differenza negativa alla pari con il Chievo ultimo) e 5 punti di distanza dal 4° posto. L’unico obiettivo centrato è la promozione agli ottavi di Champions, conquistata per la seconda stagione consecutiva da Di Francesco. A quanto pare non basta a Pallotta che, 3 anni fa, esonerò del resto Garcia che portò, pure in quell’annata, i giallorossi tra le migliori 16 d’Europa. Il presidente attese la fine del girone d’andata. E non è detto che non conceda il bis, approfittando della pausa all’inizio del 2019 e intervenendo solo dopo le prossime 4 partite, questa contro il Genoa e quelle contro la Juve a Torino, il Sassuolo all’Olimpico e il Parma in trasferta.
NUOVO RIBALTONE Più che gli assenti, stasera contano i presenti. Non in tribuna, con il probabile record negativo stagionale delle presenze a testimoniare di come la gente abbia bocciato la Roma attuale, ma in campo. Di Francesco convoca De Rossi, uscito di scena il 28 ottobre al San Paolo contro il Napoli e pronto a tornare in panchina almeno da capitano non giocatore. L’allenatore ammette di aver bisogno di lui come presenza nella notte in cui si gioca il suo futuro in giallorosso. E in cui, con la 22esima formazione diversa in 22 match stagionali, prepara l’ennesima virata tattica. Possibile la difesa a 3 e soprattutto l’esclusione di Schick (titolare in 6 gare consecutive, sempre largamente insufficiente e solo 1 gol realizzato), non all’altezza di sostituire Dzeko nel ruolo di centravanti.
Se esce Schick, ecco il 3-4-1-2, con Zaniolo che a fare contemporaneamente il trequartista e il falso nove. La linea con i 3 centrali funzionò per la remuntada storica contro il Barça, ma non le ultime due volte: ko contro il Liverpool, lo scorso 24 aprile ad Anfield, nella semifinale d’andata della passata edizione di Champions e contro il Milan, il 31 agosto, a San Siro nella terza giornata di questo torneo. Fazio, Manolas e Jesus per bloccare Piatek e Kouamé: sono gli attaccanti pericolosi del Genoa che cerca il 1° successo all’Olimpico contro la Roma (l’unico,nel 1990, al Flaminio).










