
Ma perché di nomi convincenti ne restano pochi. Quelli proposti nei recenti summit lasciano dubbi aperti. Lopetegui e Sampaoli (ormai a un passo dal Santos) erano i più convincenti, ma catapultarli in un ambiente in crisi nera, senza esperienza alcuna del calcio italiano (e della lingua) sarebbe un azzardo. Gli italiani disponibili non entusiasmano, per usare un eufemismo. Le uniche alternative reali sono quindi gli “italianizzati”: Paulo Sousa, graditissimo al consulente Baldini, e Laurent Blanc, entrambi da ingaggiare per 6 mesi con rinnovo automatico in caso di qualificazione alla prossima Champions. Che in panchina si trovi uno di loro o ancora Di Francesco, l’unica rivoluzione possibile da qui a fine stagione per la Roma è a costo “zero”.
Per il mercato di gennaio, infatti, Monchi dovrà arrangiarsi a fare affari con budget nullo o quasi. Si cercano soprattutto calciatori in prestito: gratuito o con esborso minimo. Monchi è alla ricerca di un centrocampista, reparto in sofferenza dopo la cessione last minute di Strootman e per i guai di De Rossi, che oggi tornerà in panchina quasi esclusivamente per offrire supporto morale all’allenatore traballante. Che l’ultima fiche se la giocherà con il sistema che gli ha regalato la gioia più grande sulla panchina romanista: la difesa a tre con cui ad aprile schiantò il Barça, ora – con Zaniolo centravanti inedito al posto di un irritante Schick – dovrà superare il Genoa di Prandelli. I rossoblù furono fatali a Ranieri, contro di loro finì pure l’avventura di Spalletti: corsi e ricorsi, un nemico in più per Di Francesco.










