
Non una colpa, ma nemmeno un merito. Una cifra vicinissima ai 2 milioni (li supererà ampiamente a giugno) è finita negli ultimi 18 mesi nelle casse della Asr Spv Gp, altra società veicolo di Pallotta, per «consulenza strategica e direzionale». Spiccioli pure alle controllanti diretta e indiretta del club. Dalle parti correlate, invece, non è mai arrivato nulla. Al contrario, la Roma ha coperto d’oro il Cda: 4,5 milioni in 4 anni e mezzo, giusto un milione all’anno. Pezzi da novanta dell’economia americana, ma poco avvezzi a parlare di calcio: i vari Beers, D’Amore, Galantic, Gold, Kleinn, Neely, Sternlicht. E soprattutto Zanzi. L’ex Ad che costava altri 7mila euro al mese per l’affitto della sua casa a Fontanella Borghese. I conti della serva, dicono che tra Cda e consulenze alle società di Pallotta, sono già volati via oltre 10 milioni. A cui aggiungere i 2,2 milioni di spese per la Disney o i 400mila euro all’amico dell’ex presidente DiBenedetto, Andrea Gabrielle, per rifare il sito (cambiato di nuovo dopo 3 anni): oggi costa tanto (1,6 mln un anno fa) ma è stato votato come il migliore in circolazione. Paragoni? Impossibili quelli con la Lazio di Lotito, che nel solo 2014 ha versato alle proprie società oltre 13 milioni. La Juve invece dalle “correlate” incassa eccome: 16 milioni solo nell’ultimo anno, 50 negli ultimi 4. «Mi sento italiano, non uno stupido americano che ha comprato la Roma», dice Pallotta di sé. Stupido no di certo, Mr James.










