
SCORE PER DUE – Il Faraone in campionato 5 volte è partito titolare, tre dalla panchina, una volta non è entrato proprio e una era infortunato, mentre in Champions due volte titolare e due è subentrato, tra campionato e coppa 677 minuti, cinque i gol, tutti all’Olimpico e tutti sotto la Nord. Perotti, invece, in Champions ne ha saltata una per infortunio e ne ha giocate tre da titolare, in campionato sei volte nell’undici iniziale due volte è subentrato e una è rimasto in panchina, minuti totali 825, due le reti, una in campionato (su rigore) e una con in Champions. Ora sembrano fratelli, che volano sulle ali della libertà e festeggiano l’uno i gol dell’altro. Diego poi, che mette una mano nel sedere del compagno dopo la seconda rete a Courtois è diventato un tormentone del web. Guardatelo se potete. Fa sorridere.
COSA MANCA – Adesso tutti e due devono correre verso la continuità, non rendere unica, anzi isolata, la prestazione contro il Chelsea. Tutti e due hanno spesso fatto vedere grandi cose a intermittenza, chi per un motivo, chi per un altro. Spesso entrambi per infortuni vari. Le loro doti tecniche vengono esibite da sempre, da quando erano ragazzini, con uno, Diego, che sognava di essere Maradona e l’altro un misto tra Kakà e Sheva. Per ElSha c’è in piedi anche il discorso Nazionale, più di Diego, convocato solo ultimamente da Sampaoli. Il Faraone si è tolto la soddisfazione di dare un dispiacere a Conte, suo ct all’Europeo in Francia. In quel periodo Stephan era un po’ ai margini di quella Italia, perché non riusciva a tirare fuori il meglio di sé, specie in allenamento: i test raccontavano di un ElSha che correva meno degli altri. Stavolta si allena bene, è cresciuto e riesce a mischiare una grande dose di colpi alla sostanza, che ormai ogni allenatore pretende. Perché, per difendere come difende la Roma, c’è bisogno di un lavoro massacrante degli attaccanti. Diego e Stephan hanno cominciato a farlo. Ed entrambi ora corrono: sempre suquelle famose ali della libertà. E prima l’ala era una sola. Non bastava.










