
RESPONSABILITÀ– Regola porta risultato, concetto che vale per tutti gli allenatori e dunque anche per Di Francesco, che arriva a sfidare il Milan con una squadra dimezzata negli uomini – sei, di cui cinque potenziali titolari – ma non nelle ambizioni: «È una partita che dirà tanto, fondamentale per puntare in alto – ha spiegato l’allenatore –. Vincendo resteremmo attaccati al carro dei primi posti, è quello che vogliamo. Senza presunzione, ma con la consapevolezza di poter vincere. Tutti si aspettano qualcosa in più dalla Roma, è una responsabilità che mi piace avere».
FRATELLO VINCENZO – E un piacere sarà pure abbracciare Montella, seduto su una panchina che poteva essere proprio di Eusebio. Sacchi consigliò DiFra al «vecchio» Milan, Berlusconi prese altre strade e l’allora tecnico del Sassuolo non risparmiò frecciate pubbliche. «Vincenzo è un fratello per me. A Empoli siamo cresciuti insieme, da ragazzini non avevamo neppure i soldi per comprare un vestito». Ora i vestiti li vendono: insieme, proprio ad Empoli, sono soci di un negozio di abbigliamento. «Montella ha una grande qualità, saper comunicare con lo spogliatoio. E poi sa modificare l’assetto tattico della squadra non mutando filosofia di gioco». Che poi le filosofie vanno studiate tutte. Quella di Eusebio prevede un capitolo per Nainggolan («per me è un top player a livello europeo, mi dispiace se il Belgio non lo convoca, ma io me lo tengo stretto») e un pieno di serenità che – quella sì – lo allontana anni luce da Spalletti: «Nel calcio in 90’ cambia tutto, l’esonero di Ancelotti mi dispiace, mi auguro di no ma un domani si potrebbe dire lo stesso di me». Vita a scadenza incerta, in fondo vale per tutti.










