
Ma la Roma non l’avrebbe comunque venduto adesso, in estate chissà: si muove il Real. E Dzeko? Nel suo caso le spiegazioni arrivano a telecamere spente, in un successivo incontro con la stampa a cui partecipano anche l’Ad Gandini e il Dg Baldissoni. Un lungo momento di approfondimento a 360° sulla Roma, per scoprire ad esempio che il Chelsea non è mai stato convinto al 100% di prendere Dzeko e alla fine ha acquistato il giocatore che avrebbe potuto sostituire proprio Edin a Trigoria: Giroud, pagato all’Arsenal 17.5 milioni più 2.5 di bonus, era uno degli obiettivi segreti di Monchi. Insieme a lui ha pensato a Batshuayi, offerto dallo stesso Chelsea e finito al Borussia, oltre avari profili di attaccanti esterni. Ma lo Schick di oggi (anche se sta meglio e tornerà tra Benevento e Udinese) non dà sufficienti garanzie per il ruolo di centravanti. Così, in fondo, la Roma ha motivi per essere felice della permanenza di Dzeko, che ieri ha giurato: «Roma è casa mia, c’è stata una trattativa ma sono state dette tante falsità e sono contento di esser rimasto». Nelle ultime ore di mercato sarebbe potuto partire un altro attaccante: Monchi ha valutato un’offerta ricevuta il 29 gennaio per El Shaarawy, a quanto pare del Napoli. La Roma ha chiuso le porte sia per lui che per Strootman, mentre su Nainggolan, al di là delle parole di qualche intermediario, nessun club cinese ha mai inviato una proposta formale. A giugno ripartirà la giostra del mercato, salvo un salto (impossibile) dei ricavi sarà necessaria almeno un’altra cessione importante. «Ho detto di aver scelto la Roma perché pensavo che qui si potesse vedere il vero Monchi – ricorda il diesse – fino ad oggi è stata la mia frase più vicina alla realtà. Se leggete il libro che parla di me, capite la mia storia: Monchi vende e compra tanto. E questo sto facendo». Insomma Pallotta non gli ha assegnato missioni impreviste. Lo spagnolo sapeva bene cosa avrebbe trovato qui, una squadra che tenta di essere competitiva e per farlo ha una sola strada: investire continuamente su «futuri campioni» e vendere qualche pezzo pregiato in ogni sessione di mercato per pareggiare con le plusvalenze lo sbilancio tra costi e ricavi.
Una strategia che cambierà solo quando andrà a regime il nuovo stadio. Oppure se la Uefa cambierà il Fair Play Finanziario, che a Trigoria vedono come un regolamento sbagliato e un freno alle ambizioni di chi, come Pallotta, sarebbe pronto a coprire di continuo le perdite pur di crescere. D’altronde da quando è proprietario della Roma ha immesso nel club 200 milioni di euro, ma nell’ottica dei conti per il Fair Play questo non conta. Di Francesco? «Non è un tema – assicura Monchi – non devo dire niente, posso solo aiutarlo giorno per giorno. Per me è difficile fare una riflessione oggi che siamo quinti, con sette partite di fila senza vincere: nessuno può essere contento. Questa squadra ha tante qualità, li vedo tutti i giorni, ma bisogna capire che i tifosi sono arrabbiati: è arrivato il momento di stare un po’ più zitti e lavorare meglio». I dirigenti, forti dei dati ultra positivi sulla condizione fisica, sono convinti che il problema dei giocatori sia mentale, schiacciati tra complessi, paure, frustrazioni per le mancate vittorie e quell’obbligo di dare la vita in campo che la Juve riesce a trasmettere a chiunque arrivi e la Roma no.










