
DENTRO E FUORI AREA – Quindi per provare a spiegare, facciamo riferimento a motivazioni tattiche. Esempio: quando Totti faceva il centravanti, la Roma aveva bisogno di un rifinitore? No, perché il capitano era bomber e trequartista, attaccava l’area e tornava per rifinire, ora per gli esterni, ora per il trequartista, che era Perrotta, uomo di prosa e non di poesia. Dzeko, lo abbiamo detto tante volte, è un attaccante di quel genere: ama occupare l’area, ma gli piace anche sfruttare – partendo da dietro – le sue qualità tecniche. Non a caso, oltre ai 74 gol romanisti, ha realizzato anche 29 assist. Roba da trequartista, insomma. Ecco perché, forse, uno con queste caratteristiche avrebbe bisogno più di un collega che sappia cogliere i tempi giusti per l’inserimento, piuttosto che di un calciatore capace di innescarlo. Per ora non si è ancora abituato a giocare con Pastore dietro a lui. Poi, con Schick in una posizione molto accentrata, Edin finisce con il fare solo il rifinitore oppure a fare a gomitate con gli avversari, ma sempre e solo fuori dall’area. Dici, è nervoso. E ti credo. Come si risolve la questione? Dare a Dzeko ciò di cui Dzeko ha bisogno, aspettare che si abitui oppure prendere altre strade: Pastore finto centravanti, Schick al posto del bosniaco, ogni soluzione diversa può essere giusta e migliore. Ma Dzeko, dietro a lui, non sembra avere la necessità di un rifinitore, ma di gente che corra e si sovrapponga: mezz’ali, ali, un po’ meno i trequartisti puri.










