
Ieri era l’ultima passerella del capitano a San Siro, uno stadio significativo per lui. I tifosi milanisti lo hanno applaudito per 10 secondi durante la lettura delle formazioni prima di esporre uno striscione: «La Sud (rossonera, ndr) rende onore al rivale Totti». E hanno atteso nella ripresa il suo ingresso per alzarsi in piedi. Invece l’ultimo cambio, sull’1-3, è stato Peres per Dzeko. Sono volati fischi, e sono volati insulti sui social quando Rizzoli ha fischiato un rigore che avrebbe potuto calciare Totti a 20 giorni dalla fine della sua carriera (forse). Le polemiche investono Spalletti che a fine partita si sfoga così: «Se tornassi indietro non tornerei mai ad allenare la Roma, si parla solo di questo, mi portano pure gli striscioni a Trigoria. Quando lo faccio giocare 5′ dite che lo prendo per il culo (letterale, ndr), a Palermo dite che aveva mal di schiena. Facciamo le votazioni e lo metto titolare. Era un po’ il discorso di quando sono arrivato: Datemi la gestione di Totti calciatore e non del campione. Ancora oggi non si sa il suo ruolo, eppure io lo chiesi alla società. Io dovevo vincere in tutti i modi la partita, questo contava e io ho visto la squadra che rincorreva».
Torniamo alla partita. La vittoria di ieri sera (non capitava dal 1954-55 che la Roma battesse le milanesi 4 volte su 4) è la sesta di fila in trasferta (record) e riporta i giallorossi sopra il Napoli dopo il derby perso e a una settimana dalla sfida con la Juve, l’ultimo vero ostacolo prima del traguardo. «Dopo il derby il rischio di andare in depressione ce l’hai- ha aggiunto Spalletti – Ero preoccupato, perché qui a Roma si vive quella grande passione che è difficile da gestire se non arrivano i risultati». Se la gode Dzeko: «Sono stati 90′ quasi perfetti. Possiamo battere la Juve. Ho sentito un dolore al polpaccio». Preoccupano pure Perotti (distorsione alla caviglia) e Nainggolan (affaticamento muscolare).










