
CI PROVO – Il passato è una terra straniera, il futuro magari sarà più familiare. Edin Dzeko sorride davanti alla curiosa statistica: «Nemmeno le avevo contate, le squadre a cui ho segnato. Comunque se nella lista manca il Chelsea, che è una delle migliori d’Europa, per me è uno stimolo in più. Significa che dovrò impegnarmi al massimo per regalare alla Roma un risultato positivo». A chi sosteneva che non avesse feeling con Di Francesco ha risposto sul campo. Ma anche ieri, durante la chiacchierata della vigilia, ha scherzato spesso con l’allenatore, tra cenni d’intesa e pacche sulle spalle. Interessante, in questo clima gioviale, è la sua disamina su se stesso, sollecitata dalla domanda di un cronista inglese: «Come dite voi, the older the better». Invecchiando si migliora. «Onestamente mi sento un calciatore più forte rispetto a quando sono andato via dal Manchester City. Ho 31 anni ma non credo di essere vecchio e a Roma ho imparato cose nuove, grazie ai miei compagni».
TIENILO FUORI – La conferenza, sotto gli occhi del terzetto dirigenziale, diventa presto un One Edin Show. Marcos Alonso lo ha designato come rivale più temibile, i giurati del Pallone d’Oro lo hanno messo in nomination, Dzeko accetta con orgoglio gli apprezzamenti arrivati dall’esterno: «Sono fiero di far parte della lista dei 30 ma so che non vincerò…». E gli scappa un’altra risata. «Ringrazio Alonso ma ormai è tardi per lasciarmi a casa, sono qui… Scherzi a parte, al Chelsea toglierei almeno cinque giocatori, sono tutti forti. Come Morata: non sta bene, perché non lo tenete a riposo per la prossima partita?». Chiusura in bellezza sulle cento partite con la maglia della Roma che si celebrano proprio a Londra: «E’ bello aver raggiunto questo traguardo. In pochi avrebbero pensato che avrei giocato così tanto in questa squadra, dopo un primo anno così deludente». E non è una polemica ma una presa di coscienza: «Speriamo di festeggiare stasera a fine partita». Se Conte permette.










