
LEGAME – Quando si dice bonus. Smaltita l’euforia da qualificazione, la Roma gli ha rinnovato il contratto con uno stipendio da campionissimo: 3 milioni netti a stagione fino al 2021. E’ stato un merito acquisito sul campo da un trequartista esperto di dribbling e di accelerazioni, di assist e sterzate, ma tradizionalmente poco adatto al gol. «Mi è sempre mancata in carriera la continuità realizzativa – ha raccontato Perotti – ma adesso la porta sembra essersi aperta anche per me. La verità è che la mia maniera di giocare è cambiata ed è più completa rispetto all’anno scorso. Prima restavo troppo aperto, sulla linea laterale, adesso provo a puntare di più il difensore centrale e non solo il terzino, mi infilo tra le linee avversarie. E questo rende più facile il gol oppure l’assist».
SVEGLIA – Era calato di rendimento, in linea con la squadra o forse come fonte di sostentamento della squadra stessa. Ma sabato a Udine, dopo il letargo invernale, Perotti ha sentito l’aria d’Europa, che gli mancava quanto la sua Argentina, ed è tornato a segnare negli ultimi minuti, da subentrato come era capitato a inizio novembre a Firenze. Probabilmente non è un caso: se la Champions League è un teatro che intimorisce molti, per lui è come un tuffo nell’acqua quando fuori il caldo è insopportabile. Una necessità. Per questo Di Francesco gli restituirà un ruolo da titolare nelle zolle più comode: esterno d’attacco a sinistra, con il compito di scavare spazi di vuoto nella difesa dello Shakhtar. «La vittoria di Udine ha dimostrato che la Roma ha ripreso la marcia. Abbiamo vissuto un periodo poco brillante ma il peggio è passato». Perotti l’ha intuito per tempo.










