
SOMIGLIANZE – Detto che tecnicamente non potrebbero essere più diversi – destro e molto fisico Rosi, mancino e con un piede delicato Emerson –, entrambi hanno un carattere semplice e senza grilli per la testa, di quelli che piacciono molto a Spalletti. Non a caso, dodici anni fa con Aleandro e oggi con Emerson, l’allenatore toscano dedicava e dedica parecchio del suo tempo (e di quello di Daniele Baldini) a cercare di far crescere giocatori così. Con Rosi c’era riuscito – con lui 55 partite in giallorosso, è l’allenatore che lo ha impiegato di più – e la crescita del terzino della Garbatella si è fermata proprio quando le loro strade si sono salutate, con Emerson ancora di più, visto che ha creato (quasi) dal nulla un calciatore in cui credevano in pochissimi.
PASSATO E FUTURO – A Trigoria, ovviamente, sperano che la carriera di Emerson sia diversa da quella dell’ex campione d’Italia con la Primavera di De Rossi, che non ha mantenuto quello che ci si aspettava. Ragazzo d’oro, rimasto in ottimi rapporti con tutti quelli che c’erano a Trigoria ai suoi tempi (Totti e De Rossi compresi), papà di Sofia, 9 mesi, a quasi 30 anni (li compirà a maggio), aveva pure provato a restare sempre e per sempre nei cuori dei romanisti quando, con la maglia del Siena, nel 2010 provò in tutti i modi a fermare l’Inter del triplete all’ultima giornata, arrivando persino a sfiorare il gol. Non ci riuscì, tornò a Roma la stagione successiva con Ranieri e Montella e restò anche l’anno di Luis Enrique, prima che la società decidesse di rescindere il contratto, regalandogli di fatto il cartellino. A 25 anni, il modo peggiore di chiudere con la squadra per cui aveva sempre tifato.
RISCATTO – Non è nato alla Garbatella, ma dall’altra parte dell’oceano, Emerson. Il famoso carro di cui parla Spalletti in riferimento a Dzeko, per il brasiliano era davvero vuoto qualche tempo fa. Garcia non lo vedeva, il tecnico toscano invece ci ha creduto fin da subito, rimanendone colpito in appena un paio di allenamenti, e dopo un periodo di apprendistato lo ha buttato nella mischia. Tatticamente andava sgrezzato, tecnicamente gli è sempre piaciuto, caratterialmente lo ha conquistato quando, dopo il rosso col Porto, si è rimesso a testa bassa a lavorare. E i risultati si vedono: la splendida gara con la Fiorentina ha certificato un periodo d’oro, dal 27 novembre col Pescara non ha saltato neanche un minuto in campionato. Ora lo aspetta il Crotone e giovedì il Villarreal. In Europa, dove Rosi esordì quasi 12 anni fa, a Salonicco. A mandarlo in campo, al posto di Chivu, neanche a dirlo: Luciano Spalletti.










