
Zingaretti e Pallotta si incontrano nella sede della presidenza della Regione in via Cristoforo Colombo: champagne per tutti. Scenario analogo pochi mesi dopo, a metà marzo 2017. Lo stesso giorno Pallotta incontra prima la Raggi, poi Zingaretti. Ancora champagne spettacolo. Ma lì, forse, Pallotta ne aveva ben donde visto che, da un mese, era saltato Paolo Berdini, chiamato dalla Raggi a guidare l’urbanistica romana e contrario al progetto Stadio e che, da meno di 20 giorni, il direttore generale giallorosso (e proconsole di Pallotta a Roma), Mauro Baldissoni, aveva concluso, il 24 febbraio, l’accordo con il Sindaco per il nuovo progetto (la “versione Raggi” senza torri e con opere pubbliche tagliate). E, ancora, più volte Zingaretti si era esposto, spesso con critiche per nulla velate dirette verso il Campidioglio, sul progetto Stadio tanto caro a Pallotta, creando, quindi, un asse di fatto fra Boston e via Cristofono Colombo. L’ultima di queste grandi esposizioni di Zingaretti fu nei giorni caldi della Conferenza di Servizi decisoria, a inizio dicembre scorso. Era il giorno in cui il ministro allo Sport, Luca Lotti, «con una telefonata» sbloccò l’impasse legata al Ponte di Traiano promettendo l’impegno del Governo a finanziare l’opera. Un impegno che, a oggi, è rimasto di fatto su carta, vittima forse della troppa precipitazione elettorale a voler chiudere a tutti i costi la querelle con il Campidoglio senza tenere in troppo conto le norme legate al finanziamento statale delle opere private.










