
Le società hanno cercato di diminuire le distanze utilizzando strategie differenti sia sul mercato sia in panchina. Pallotta e De Laurentiis sono presidenti diversi che hanno in comune l’America e poco altro: se il primo spende tanto ma è costretto a vendere per sistemare i bilanci, attuando continue rivoluzioni, l’altro è più contenuto e meno disposto a stravolgere la rosa ogni anno. Il top-player della campagna estiva dei partenopei si chiama continuità, mentre a Trigoria ha il volto di Patrick Schick, il colpaccio di Monchi che per una serie di contrattempi finora non ha potuto spostare gli equilibri. La stessa logica del mercato si riflette sulle panchine: Di Francesco è il quattordicesimo allenatore in 14 anni, arco di tempo in cui a Napoli si sono visti appena 6 tecnici, l’ultimo è Sarri, alla sua terza stagione in azzurro. Né la continuità né le rivoluzioni hanno comunque portato i risultati sperati, in bacheca De Laurentiis è riuscito a mettere due Coppa Italia e una Supercoppa, Pallotta ancora nulla. E quest’anno i propositi non sono cambiati, vogliono entrambi togliere lo scettro alla Juventus. Sabato la squadra più determinata manderà un segnale al campionato, Nainggolan è convinto che la sua Roma possa riuscirci: «Rispettiamo l’avversario, ma noi dobbiamo essere consapevoli della nostra forza e del fatto che possiamo farcela. Spero di vedere un Olimpico pieno». Quello che ci vorrebbe quando si sfidano le eterne anti-Juve.










