
Da Nyon, sede dell’Uefa, dicono che è ancora tutto prematuro e nessuna riforma è ancora disegnata. Di sicuro c’è il nuovo asse tra il presidente del massimo organismo continentale del calcio Aleksander Ceferin e quello dell’Eca (la confederazione dei club europei) Andrea Agnelli che a novembre avevano firmato una lettera di intenti per prolungare la cooperazione tra le due organizzazioni per altri sei anni. I punti principali di tale cooperazione riguardavano il potenziamento delle licenze dei club, le regole del Financial Fair Play finanziario, il futuro delle competizioni Uefa post 2020/21 e l’ammodernamento del sistema dei trasferimenti di calciatori. In pratica, niente più ipotesi – minacciata dai grandi club per anni – di una Superlega e avvio del tavolo a due per le riforme. In particolare della nuova Champions che, anche se entrerà in vigore fra sei anni, potrebbe essere approvata entro giugno 2019 dal comitato esecutivo dell’Uefa per poi venire commercializzata da settembre. Sul piede di guerra c’è già la Bundesliga, il massimo campionato tedesco, ma anche la Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori che ha definito “inaccettabile” il fatto che Uefa ed Eca si siano prese il monopolio delle riforme senza consultare loro né l’associazione delle leghe nazionali (l’Epfl). Pronto l’appello al presidente della Commissione europea Juncker. Secondo la Fifpro, il rischio che i campionati nazionali vengano sacrificati allo spettacolo globale, orchestato dalle tv per i grandi club. Il futuro, però, è già dietro l’angolo.


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