
PROVOCAZIONE RESPINTA – Nessuno ha regalato niente alla sua Roma. Ma l’inviato del Corriere del Ticino riesce, comunque, a stuzzicarlo. «Io c’ero quando hai preso sette gol dall’Inter. Sia a Milano che a Reggio Emilia». Di Francesco, prima di qualche scongiuro che ci sta tutto, unisce pollice e indice. Fa il segno zero: il saldo negativo fu di 14 a niente, in due campionati diversi, da allenatore. «Magari avessi segnato un gol» sorride, senza indispettirsi. «Fa parte del processo di crescita di un tecnico. E’ un record che difficilmente mi sarà tolto: voglio vedere chi riesce a prendere sette reti in A due volte e dalla stessa squadra senza farne nemmeno una». Esalta l’aggressività dell’Atletico e il carattere di Simeone. Ricorda la partita al Calderon in Coppa Uefa, da giocatore e con Zeman in panchina. «Furono due grandi sfide, ma al ritorno purtroppo pesarono gli errori dell’arbitro». Già, l’olandese van der Ende. «Qui, comunque, non modificheremo il nostro atteggiamento, andando a occupare la metà campo avversaria». Il gruppo lo segue. «Da inizio anno ho messo a disposizione le mie idee. Sono contento che facciano cene di squadra, anche se non mi hanno invitato, magari meglio qualche bicchiere di vino in meno». «Solo acqua» sorride accanto a lui Perotti. «Quel gol sbagliato da Saul all’andata potrebbe aver cambiato la nostra storia e anche la loro». E’ il rigorista. «Non ho avuto un maestro, sono dieci anni che ci lavoro, da Siviglia. Mi ha aiutato un mio amico portiere». Proprio come ha fatto Alisson, all’andata, con la Roma: «La mia migliore partita da giallorosso».










