
UOMO SOLO AL COMANDO – Eusebio non è stata la prima scelta della società che, dopo l’addio di Spalletti, contattò Sarri e Montella, poi rimasti rispettivamente al Napoli e al Milan. E’ arrivato da ripiego. Accade ovunque, del resto. Non ha mai barcollato, però. Anche perché, accanto a lui, ha ritrovato Totti. E ha capito di essere tornato a casa. Bella, ma da ristrutturare. Non in estate, perché la programmazione (ritiro a Pinzolo per pochi intimi e tournée con molti viaggi) era stata decisa prima di ricevere l’incarico. A metà agosto, a pochi giorni dall’inizio del campionato, è partita la nuova éra.
COLLETTIVO AL POTERE – Subito chiari i principi del suo calcio, propositivo e organizzato. Non c’è la Roma dei titolari e quella delle riserve. E’ una e basta. In A e in Champions. «Ne voglio due per ogni ruolo», ilmessaggio di Di Francesco a luglio. Al gruppo e non al club. La conferma è venuta dal turnover che ha accompagnato i giallorossi nelle 14 partite stagionali. Solo contro l’Atalanta e l’Atletico ha riproposto la stessa formazione. Contro il Bologna, la rotazione da record: 8 cambi. Ha coinvolto la rosa, senza snobbare nessuno. E senza guardare in faccia nessuno. Vi ricordate come ha rimproverato Dzeko che si lamentò per i pochi palloni ricevuti contro l’Atletico? Senza mai negargli, però, la maglia da titolare. Negli addestramenti si è concentrato sul comportamento di squadra. Disponibilità e sacrificio dentro lo schema. Le stesse che lui mette nel preparare o vivere la partita: contro l’Atletico, nella fase più delicata delmatch, è passato alla difesa 3 che non è nel suo dna. Ricco di altro e visibile solo con il lavoro. Quotidiano. Gli esterni offensivi che pressano e, all’occorrenza, si abbassano. I difensori che si alzano per non spaccare l’assetto in due e per essere pronti a chiamare il fuorigioco. I centrocampisti invitati a fare quei movimenti che favoriscono l’inserimento dei terzini. Le marcature a uomo sui corner. Aggressività e solidità nella stessa esibizione. Idea moderna e internazionale.
AZIENDALISTA SUL SERIO – Di Francesco, lui sì, anche il mago della plusvalenza. Pensate a Juan Jesus, Gerson ,Fazio, El Shaarawy e Peres. Li ha rivalutati, pure approfittando dell’emergenza. Già, ha avuto spesso forfait di primo piano: Emerson, Karsdorp, Schick, Defrel e Peres. Tra loro i 3 acquisti più cari dell’ultimo mercato. Oggi, almeno fino a quando non saranno disponibili gli assenti eccellenti, la Roma è più debole nella rosa dell’anno scorso ,pesando le partenze dei titolari Ruediger e Salah. Ma Di Francesco l’ha resa più forte. Basta pensare al clean sheet di martedì (il 9° in 14 match) e guardare la formazione schierata contro il Chelsea, per dieci-undicesimi quella di Spalletti, con un paio di riserve, Jesus ed El Shaarawy, più Alisson, ex vice di Szczesny. Solo Kolarov nuovo.
COMUNICAZIONE SOLARE – In pubblico Eusebio non bluffa mai. E non piange. Nè per le critiche ricevute. Nè quando elenca i pali colpiti. E nemmeno quando conta i crociati saltati e gli infortuni muscolari. Cancellate dal vocabolario giallorosso sia la sfortuna che la casualità. Studia la soluzione per il problema, non lo nasconde. Le lacrime non potranno mai sostituire i punti in classifica. «Il nostro pubblico è straordinario, ma anche la squadra ha il merito di trascinarlo con le sue prestazioni». Di Francesco non ha bisogno di fare il ruffiano con la gente. Che, però, si diverte allo stadio e a cantare «Viva viva Sant’Eusebio». Protettore della Roma ritrovata.










