
La partita della rincorsa all’impossibile felicità della Roma era stata annunciata subito, da un semplice scarto sul destro dell’imprendibile Chiesa, dopo neanche 4 minuti: gran tiro da fuori area e palo esterno. Un movimento da scuola calcio, semplice e bello come il suo modo di sentire il gol. Contro una difesa nella sua versione più ubriaca. Così ne sono passati altri tre di minuti e una possibile ripartenza romanista sprecata da un passaggio corto di Florenzi sul tallone di Pastore (lo stesso tallone che due volte quest’anno ci aveva fatto credere di appartenere a un giocatore su cui puntare ancora), e sull’immediata transizione viola, lo stesso capitano giallorosso (di giornata) si è fatto trovare impreparato e ha favorito la spinta di Biraghi mentre la difesa giallorossa correva velocemente (si fa per dire) verso la porta per chiudere il taglio più avanzato di Chiesa che però è bravo e pure più furbo di tutti, e quindi da destra ha tagliato verso il dischetto, andando all’appuntamento con la traiettoria del terzino viola, forse un po’ sghemba, ma sufficiente a cogliere in controtempo Manolas. Da subito, per gli oltre 2500 eroi che sotto l’incessante pioggia di Firenze si sono arrampicati sul formaggino del Franchi, la raggelante sensazione di un’altra serata terribile, da subito ben più fastidiosa della temperatura prossima allo zero. In più, le circostanze stavolta non sembravano voler favorire la squadra giallorossa che al 10′ ha spento l’urlo del gol del pareggio sbattendo sul palo come il colpo di testa di Cristante sul corner di Kolarov, fotocopia dell’azione che invece a Parma era valsa il gol che aveva aperto la partita. (…)
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