
RIVINCITA – E sì che Di Francesco era partito con l’handicap di uno scetticismo diffuso nei suoi confronti. «Ma la cosa più difficile non è stato convincere l’ambiente, quanto i miei giocatori — ha aggiunto DiFra — Non erano molte le persone che credevano potessimo stare così in alto in classifica. Io però avevo fiducia nel lavoro. Ora si vedono i risultati, speriamo di restare a lungo ai vertici, se in corsa per lo scudetto è ancora presto per dirlo». Però i pensieri audaci sono autorizzati: «Il vero cambio di passo c’è stato in allenamento: per un tecnico è più difficile guidare chi non gioca rispetto al calciatore che schiero. Peccato non avere a disposizione i nuovi acquisti (il riferimento è a Karsdorp e Schick, ndr), ma sto avendo molto da chi era qui lo scorso anno. L’esempio perfetto è Gerson: ogni volta che lo impiego, lui mi risponde alla grande. Con l’Atletico Madrid continuerò con il turnover. Con me nessuno si può sedere. Altrimenti lo tengo seduto io, ma in panchina». In tribuna, invece, c’era Totti: «Ho parlato con lui prima della partita, gli avevo detto che avremmo festeggiato a fine match». Detto, fatto. Tanto che Francesco ha poi esultato via social: «Vincere il derby è sempre una grandissima emozione, grandi ragazzi». Euforia.










