
Il brasiliano è stato, quantomeno per dedizione, uno dei più positivi. Tra i promossi ci sono Kolarov, Gonalons e Cengiz Under, l’impatto delle tre «new entry» è stato forte e fa ben sperare, ma vanno sottolineati pure i progressi di Gerson. Sottotono invece Perotti, tirato a lucido fisicamente ma evanescente in campo. Fazio è stato tra i peggiori in difesa e in generale il suo reparto ha azzeccato poco più della metà dei contrasti fatti, mentre i colleghi bianconeri hanno sfiorato il 90%. I centrocampisti sono in leggero ritardo e Nainggolan deve riabituarsi alla vecchia veste di mezz’ala. I «rimpiazzi» in mediana hanno fatto meglio dei titolarissimi domenica ed è la rosa lunga (nonostante gli infortuni) uno dei punti forti di questa Roma: 24 i giallorossi utilizzati nei 3 test americani. Le notizie migliori per Di Francesco arrivano dall’attacco, la sua mano si vede nella facilità di creare occasioni da gol e nell’intenzione di fare calcio verticale che chiede. Eseguirlo a regola d’arte sarà l’ultimo passo. Contro la Juve i giallorossi hanno tirato in porta 12 volte, 4 nello specchio, con una precisione vicina al 50%. «Voglio una squadra che sappia palleggiare, ma anche verticalizzare di più. Io vedo il bicchiere mezzo pieno», la sintesi del tecnico a fine gara. Per il tipo di calcio che ama fare Nainggolan sarebbe l’uomo perfetto da mandare tra le linee, ma Di Francesco è disposto a mettere in discussione le sue certezze per plasmare la Roma intorno ai giocatori e non viceversa? Sembra troppo affezionato al 4-3-3 per prendere una nuova direzione: «Il tecnico sa quello che vuole, ma ci serve tempo per farlo», ha fatto presente Strootman, che ora si gode i due giorni liberi concessi al rientro dal tour (giovedì doppia seduta a Trigoria, il 9 agosto si vola in direzione Siviglia), con Totti e De Sanctis pronti a partire nei rispettivi ruoli da dirigenti. L’orologio non si ferma e tra 19 giorni c’è l’Atalanta, tra 25 l’Inter: la Roma sarà pronta?










