
SCELTE E MENTALITÀ – Non sono dichiarazioni di circostanza. Chi lo conosce bene sa che Eusebio (ieri ha ricevuto la visita di Cassano), pur consapevole dell’Everest che ha davanti, nutre ancora qualche piccola speranza. È teso, come gli era già accaduto alla vigilia di gare importanti (Chelsea, Qarabag, derby, Juventus, Napoli) poi rivelatesi snodi della stagione: «Giochiamo con amore. E proviamo ad essere concreti, pensando di poter far male. Perché non dobbiamo nemmeno provarci? Perché non farlo? Pensiamo alla partita con il Chelsea in casa. La mentalità vincente si costruisce anche così. A Roma non c’è mai stata o c’è stata molto poco e dobbiamo costruirla dentro Trigoria, con i fatti e non con le chiacchiere. Io non sono nessuno, dico solo che anche io però devo crescere e sbagliare meno». Sulla formazione non regala anticipazioni tattiche ma si sbilancia soltanto sul recupero di Under e sul probabile impiego di Schick: «Sì, potrebbe esserci spazio per Patrik così come per Under. Deciderò in base alle risposte dell’allenamento. Schick ha nel dna il senso del gol anche se finora ha segnato poco. Cengiz sta meglio, valuterò le sue condizioni ma sarà sicuramente convocato». Pericolo numero uno, nemmeno a dirlo, Messi reduce da una tripletta al Leganes: «Dicevano tutti che Leo non fosse in condizione e invece ha fatto tre gol domenica… Forse significa che all’andata siamo stato bravi noi. Dovremo esserlo anche all’Olimpico dove voglio vedere più cattiveria. Col Barcellona ce ne servirà tanta». Pur sapendo, che potrebbe non bastare.










