
TARANTOLATO – Si è sbracciato a lungo, anche uscendo fuori dall’area tecnica, per spingere quasi fisicamente i giocatori a superare la paura, l’ansia, il palleggio dello Shakhtar. Alla fine, dopo tanta tensione, ha demolito la tensione con un urlo di felicità e con l’abbraccio della sua panchina: «Sì, è stata una grande emozione. Siamo tutti orgogliosi. Sono felice di aver visto una squadra vera, di uomini veri, che si sono applicati con attenzione e sono riusciti a conquistare un grande risultato. Stiamo vivendo un sogno e io vorrei continuare a viverlo qui. A Roma purtroppo non abbiamo vissuto molte volte queste serate e quindi sarebbe bello dare continuità a una vittoria come questa. Pure per la gente, che ha tifato è sofferto: rivedere un Olimpico così mi ha fatto venire i brividi, come quando giocavo».
TATTICA – Non è stata la migliore Roma possibile. Ma a un certo punto, pazienza no? «Siamo stati poco qualitativi negli ultimi 25 metri. A volte bisogna essere più spensierati, liberi, senza timore, giocando ogni partita con il piglio giusto. E’ chiaro che l’abitudine a stare dentro a momenti così importanti aiuta. Noi non l’abbiamo ancora, io non ce l’ho. Miglioreremo». Intanto si gode l’applicazione: «La Roma che ha battuto lo Shakhtar merita 10 per attenzione e organizzazione. Siamo stati bravi ad andarli a prendere, a livello fisico abbiamo lavorato benissimo. Sul piano tecnico invece è stata da 6,5 perché alcune situazioni andavano lette meglio. All’andata avevamo commesso qualche errore di troppo. Stavolta invece avevamo preparato la partita sapendo che qualcosa loro ci avrebbero lasciato. E così è stato, siamo stati bravi ad approfittarne senza invece concedere tiri nello specchio. Siamo migliorati nel cinismo, a forza di lavorare insieme».
FUTURO – Pensando al sorteggio di venerdì, non si aspetta regali dall’urna ma ripete: «Facendo una battuta, ho dato un appuntamento al mio amico Montella in finale… Seriamente: voglio sognare con la Roma. Siamo arrivati tra le prime otto d’Europa, un traguardo impensabile a inizio stagione, ma non ci dobbiamo accontentare. E nello spogliatoio dopo la partita credo di aver visto lo spirito giusto: ho sentito parole importanti, questa è la mia vittoria. Segno che stiamo crescendo in convinzione e consapevolezza dei nostri mezzi». La Roma vive e non si ferma. E ora chissà.










