
Di Francesco parla di Sarri, ma è come se parlasse di se stesso. «In tournée, quando avevo tutti i giocatori a disposizione da appena tre giorni, abbiamo affrontato, senza mai perdere, Psg, Juventus e Tottenham: tutte gare difficili e questo, magari, non trasmette consapevolezza e forza alla tua proposta di gioco. Poi siamo arrivati alla sfida con l’Inter, in cui meritavamo di vincere più di tutte le altre gare, ma abbiamo perso. La forza sta nel continuare a credere in quello che si propone. Non si vince con la perfezione, ma sbagliando meno».
Il tecnico giallorosso aspetta i rinforzi Schick e Karsdorp (che ieri ha ricominciato a svolgere una parte del lavoro col gruppo): l’attaccante ceco dovrà essere l’arma in più. «Ho avuto poche possibilità di allenarlo, poterlo fare con continuità mi farebbe impazzire (ride, n.d.r.), ma si vede che ha l’istinto del campione. Per lui dovrò adattare qualcosa, in futuro farà la punta centrale, ma le cose migliori le ha fatte partendo dal centrodestra: è giovane, va accompagnato anche nei giudizi, ma ha sicuramente tutte le potenzialità per essere un grande attaccante».
È già un grande bomber, invece, Edin Dzeko, che ieri è stato inserito da France Football nella lista dei trenta calciatori – l’ultimo giallorosso era stato Totti nel 2007 – in lizza per il Pallone d’Oro. Un bel riconoscimento a coronamento di un anno in cui ha segnato con una straordinaria continuità. Di Francesco è tornato a parlare delle parole del bosniaco, che, dopo la gara con l’Atletico Madrid si era lamentato per l’assenza di rifornimenti. «Edin ha sbagliato perché dietro ogni partita c’è un lavoro e tanti non possono sapere quello che facciamo in settimana: in una gara in cui tocca due palloni, anche per demerito suo, deve mettersi a disposizione degli altri. La differenza è tutta lì».










