
FESTA – Ma a Sarajevo i media esaltano il loro capitano a prescindere. Perché Dzeko domenica ha portato a 52 il totale dei gol segnati con la Bosnia, scavando un solco sempre più profondo con tutti gli inseguitori balcanici: il più vicino marcatore tra le nazionali della ex Jugoslavia rimane il mitico Davor Suker, centravanti della Croazia più bella di sempre, a quota 46 (compresa la rete segnata con la Jugo unita).
IN MEDIA – Nel frattempo però Dzeko ha dimostrato di essere una garanzia anche per la Roma: il suo gol all’Inter, che aveva illuso l’Olimpico nel primo tempo, è stato addirittura il numero 50 dal suo sbarco in Italia. Il conto è presto fatto: 10 reti nella prima sfortunata stagione, tra campionato e coppe, 39 in quella incredibilmente buona conclusa il 28 maggio, Grazie ai due gol contro Gibilterra la punta sale a quota 52 reti con la sua Nazionale e anche per i giallorossi è un punto di riferimento imprescindibile: 50 gol in 92 partite e adesso la prima nell’annata numero 3 a Roma. Dzeko continua a segnare con regolarità a dispetto dei 31 anni, mantenendo più o meno la stessa velocità di crociera: con la Bosnia ha la media di un gol ogni 0,59 partite, con la Roma è salito a 0,54.
UNO E TRINO – Di questo passo, non avrà niente da temere e giocherà quasi sempre. Nonostante la ricca e qualificata concorrenza che la Roma gli ha costruito attorno: comprando due centravanti, Defrel e Schick, Monchi ha stimolato anche il titolare insostituibile dello scorso anno a rendere tutti i giorni al massimo delle proprie possibilità. «Per me non c’è problema – ricorda Dzeko – capitano i momenti in cui sei stanco ed è utile avere altri giocatori bravi che possono sostituirti, anche se poi un calciatore vorrebbe giocare sempre». Per il momento ha provato a integrarsi con Defrel, presto proverà a fare lo stesso con Schick. Perché in fondo la principale risorsa della Roma è proprio la coppia di cigni che frequenta le acque territoriali avversarie: se imparano a coesistere, per Di Francesco è una pacchia.










