
MUTAMENTO – Sì, gli assist. Perché siamo di fronte a un Nainggolan geneticamente modificato. Che eccelle dove non ha mai avuto picchi elevatissimi di rendimento. E che invece pecca dove si pensava non avesse rivali, nell’esplosività, nei duelli. Ne resta negli occhi soprattutto uno, della partita di venerdì, sotto la tribuna Monte Mario sul finire del primo tempo, con De Silvestri che ha aggirato il belga senza problemi. Dov’è Radja? Pensi che sia un fatto fisico, ma chissà che non abbia un peso pure la componente psicologica. Perché non può essere che basti uno spostamento in avanti di 15 metri per cambiare radicalmente l’impatto sulla partita. Questo è successo, venerdì. Nainggolan ha segnato il match con due assist in 45 minuti, tanti quanti ne aveva messi insieme in tutto lo scorso campionato (dati Magic Gazzetta ). È una tendenza, non un episodio. E si va accentuando nelle ultime settimane, se è vero che con i due al Torino siamo a quattro passaggi decisivi nelle ultime quattro partite. In totale Radja è a quota 7 assist: meglio di lui in Serie A solo Luis Alberto e Candreva (8).
MENO MINUTI – Nainggolan incide, in ogni caso. Non lo fa più con i gol (l’anno scorso a questo punto era già a quota 10 stagionali, ora è a 2), si rende utile con l’ultimo passaggio, dote che tra i centrocampisti della Roma non è poi così comune. E Di Francesco può sperare in un finale in crescendo, se è vero che rispetto a Luciano Spalletti edizione 2016-17, il tecnico abruzzese ha spremuto molto meno il belga. Nainggolan ha corso fin qui per 2.623 minuti, un anno fa di questi tempi era già oltre la soglia dei 3mila (3.026’ per l’esattezza). Ergo: c’è ancora benzina, il punto è che Nainggolan si sta rapidamente trasformando da un’auto di rally a una di Gran Turismo. Ora sta a Di Francesco, di volta in volta, metterlo nelle condizioni migliori di far male all’avversario. Un po’ mezzala, un altro po’ trequartista. Comunque Radja.










