
Un nome che arriva dalla Spagna e che in Italia lo si è imparato grazie all’affare Morata tra Juventus e Real Madrid. E’ tutto molto semplice e lineare: Una squadra ha un giocatore in rosa, di solito un giovane promettente che però non trova spazio con continuità. Il club decide così di mandarlo a giocare senza però rompere i rapporti con lui, pensando che di lì a qualche anno possa tornare comodo riprenderselo. Quindi il giocatore viene venduto per una determinata cifra ad una squadra che gli garantisca continuità. Indi si fissa una data e un prezzo per il riacquisto. Alla fine della fiera il club di partenza si ritrova un giocatore valorizzato con un prezzo superiore e il tutto a prezzi convenienti e soprattutto con la possibilità di mettere una buona plusvalenza a bilancio. La squadra che lo ha fatto giocare ha due vantaggi: aver beneficiato delle sue prestazioni e una plusvalenza finale.
PREMIO VALORIZZAZIONE – Plusvalenze che vengono prodotte da valutazioni che spesso e volentieri non rispecchiano quello che è il reale valore del calciatore in questione. Tradotto il numero uno della Federcalcio vuole mettere un freno a quello che a tutti gli effetti altri non è che un vero e proprio premio di valorizzazione mettendo un freno a certi comportamenti che lo stesso Gravina ha definito «a rischio in quanto riguarda un uso pensiamo poco attento e poco in linea con quelli che sono i nostri principi di controllo e quindi bisogna a mio avviso intervenire in maniera decisa e drastica». Chiaro che la Federcalcio da sola non possa risolvere da sola il problema. Con il veto sulla recompra può bloccare il meccanismo tra le società italiane ma non può certo farlo con quelle estere. Tradotto un club di serie A potrebbe benissimo adottare la stessa formula trattando con un’altra squadra che non gioca nel campionato italiano. Dovrà, dunque, essere la FIFA ad agire eliminare definitivamente il problema. Evitando così che fatta la legge venga subito aggirata andando all’estero.










