
TRA FINZIONE E REALTÀ – Migliora partita dopo partita. In bianconero 15 gol in 102 presenze e un’esultanza particolare: «Con la maglia sul naso come se fossi un rapinatore». Studiata a tavolino con gli amici di sempre: «Essendo figlio unico li considero miei fratelli, spesso scherziamo a fare il far west». Niente di serio quindi, perché l’infanzia di Defrel è stata serena e senza problemi. Sì, fino al 2005. Quando gli sembrava essere stato catapultato veramente nel far west: «Ci fu la rivolta delle periferie». Immagini difficili da cancellare dalla mente: scontri continui e cassonetti in fiamme. Ogni giorno. Gregoire guardava tutto dalla finestra, sognando un mondo migliore. Periodo difficile per l’attaccante, ma con un pallone tra i piedi tornava subito il sorriso. Pallone o Play Station, altra grande passione dell’attaccante. Nelle cuffie musica hip-hop: «In trasferta solo canzoni americane». E quando ha una serata libera se ne va al cinema a vedere Di Caprio. Calcio ma non solo per l’attaccante, che se non avesse fatto il giocatore avrebbe lavorato con i bambini.
L’INCONTRO – Già, perché fino a 18 anni aveva in testa tutto tranne che fare il calciatore. Giocava nella squadra del suo quartiere a Châtillon, periferia di Parigi. Allenamenti una volta a settimana e classica partitella della domenica tra amici. Niente di serio. In Francia già aveva la fila di richieste, ma lui voleva rimanere con i suoi amici a divertirsi. Poi l’incontro con un intermediario tra Italia e Francia e quello con Palmieri. In Italia doveva rimanere solo tre giorni, poi…
L’IDOLO – Difficile rispedirlo a casa, il gol ce l’aveva nel sangue. E anche il modello se l’è scelto niente male: «Il mio idolo? Trezeguet». Come David, l’area di rigore è il suo habitat naturale. Cresciuto a gol e sgomitate per arrivare sul pallone: «L’avversario più difficile da affrontare è Chiellini». Aspettando Roma-Juve…









