
Segna tre gol poi ne subisce altrettanti e deve addirittura ringraziare l’errore dal dischetto di Zapata per aver salvato la pelle. Non c’è da ridere? O da piangere, sempre sportivamente parlando. E il dibattito, ormai da una vita, si sintetizza in un’unica domanda: perché? Per mesi si è detto: colpa della testa. Sarà. Poi è stato aggiunto: colpa delle gambe che non girano. Sarà. Qualcuno a seguire ha sentenziato: colpa dell’allenatore. Sarà. E poi: colpa dei giocatori. Sarà.
RECORD GROTTESCO – La Roma, per dirne una, a Bergamo ha beccato il gol di Zapata, quello del tre pari, 44 secondi dopo che lo stesso colombiano aveva tirato in curva il calcio di rigore. Uno si immagina che, dopo un pericolo sventato, una squadra subisca un contraccolpo positivo; che riparta verso il futuro con rinnovato entusiasmo. La Roma, invece, è riuscita nella straordinaria impresa di far tornare il sorriso a Zapata, e a tutti i tifosi dell’Atalanta, in meno di un minuto. Un record grottesco. Non è una comica? E ancora una volta: perché? Di chi è la colpa? Forse dell’ambiente romano, chissà. Dzeko non segna, e sono dolori.
Poi Dzeko segna in mezzora gli stessi gol che aveva segnato in tutto il campionato ma la Roma non vince. Sostiene EDF: «Ve l’avevo detto dopo il Torino che la Roma non era guarita». Ok. Ma sta malattia va avanti dallo scorso agosto, ed è impensabile che un allenatore, e con lui il suo staff, non sia ancora riuscito a trovare la cura giusta per debellarla. Un consiglio, gratuito, a Di Francesco: anziché togliersi sassolini a raffica dopo il successo di Parma, sarebbe stato meglio continuare a individuare le cause della malattia che sta contagiando da mesi la Roma. O no?
La nota lieta della partita arriva da Marcano che dopo 3 sconfitte in 3 partite da titolare in campionato (Milan, Bologna e Spal) ieri ha chiuso con un pareggio. Bene così, ricordando che l’inevitabile mercato è ancora aperto.










