
Ma l‘aspetto chiave e quello economico: la sicurezza di giocare la Champions e ossigeno puro per un bilancio ancora da sistemare, almeno fino a quando (giugno 2018) bisognerà rispettare l’accordo transattivo firmato dal club con l’Uefa per rispettare il Financial Fair Play. Sfumato anche l’ultimo sogno di portare a casa un trofeo, lo scudetto che resterà per il sesto anno di fila nelle mani della Juve, ora inizia la corsa finale nel «campionato dei normali», quello che Roma e Napoli si contendono dal 2013, con l’eccezione dell’inserimento della Lazio nel campionato 2014-15. La classifica dà una mano ai giallorossi, avanti di due punti che in realtà sono tre, vista la differenza reti negli scontri diretti, ma Sarri può sorridere guardando al calendario. Se la squadra di Spalletti deve infatti affrontare un trittico infernale dopo Pescara (derby, Milan a San Siro e Juventus ), il Napoli ha solo la trasferta in casa dell’Inter come big-match da segnare in rosso sul suo percorso, anche se giocherà quattro gare su sei lontane dal San Paolo. Domenica Hamsik e soci avranno subito la possibilità di aumentare la pressione sui rivali: se battono il Sassuolo a Reggio Emilia, la Roma il giorno dopo scenderà sul campo dell’Adriatico da terza in classifica. Il turno successivo pare quello chiave, in un doppio incrocio con Lazio e Inter decisivo anche per la corsa all’Europa League. Poi sarà la Juve a presentarsi all’Olimpico, chissà come. Già campione d’Italia? Pronta a festeggiare lo scudetto proprio quella sera? O distratta dalla Champions e dalla finale di Coppa Italia? Un fattore che può condizionare molto la sfida tra Roma e Napoli.










