
Investimento da 1,1 miliardi – La Procura romana dovrà appurare le responsabilità di chi ha trafficato intorno alla procedura amministrativa del nuovo stadio giallorosso, concedendo o pretendendo favori in cambio di atti dovuti. Intanto però il danno è certo e immediato. D’immagine per un Paese “inidoneo” ad attrarre investimenti e concretizzare opere di rilievo. Economico per il club giallorosso e la proprietà Usa impegnata in un progetto da 1,1 miliardi (300 circa per l’impianto sportivo, e con 70 milioni già spesi nelle fasi preliminari) e che dal 2012 attende la conclusione dell’iter amministrativo.
Nella lunga e tortuosa procedura che in questi anni ha condotto al riconoscimento dell’interesse pubblico e al sostanziale via libera del Campidoglio e della Conferenza regionale dei servizi sono intervenuti diversi organi istituzionali e centinaia di professionisti. Per cui o si dimostra che la volontà espressa dalla Autorità pubblica è stata inficiata e coartata con fini e modalità illecite (come nel supposto caso del vincolo architettonico sulle tribune disegnate da Julio Lafuente nel 1959 in un ippodromo comunque già da tempo dismesso e in abbandono) oppure gli enti locali hanno il dovere di portare a termine l’iter (tecnicamente mancano l’approvazione della variante urbanistica e della convenzione da parte del Comune e il permesso a costruire da parte della Regione) e i soggetti privati il “diritto” di aprire il cantiere. La Procura del resto ha già reso noto che la As Roma e il suo management non sono coinvolti nelle indagini e con le dimissioni di Parnasi e la nomina del nuovo amministratore di Eurnova, la holding del gruppo Parnasi, non sussistono motivi per giustificare ulteriori dilazioni. I controlli interni che la Giunta Raggi riterrà ancora di eseguire non dovrebbero tramutarsi in alibi per congelare tutto sine die.
Cantiere e project financing – Il presidente giallorosso James Pallotta ha acquisito i terreni di Tor di Valle e subentrerà a Eurnova nelle quote sul progetto stadio con una spesa di circa 100 milioni )Parnasi li aveva a sua volta rilevati dalla famiglia Papalia per circa 40).
Già all’epoca dell’alleanza con Parnasi d’altronde la As Roma e la sua holding di controllo erano gli unici affidatari dello sviluppo dell’impianto sportivo e dell’entertainment Center (attraverso Stadio Tdv, società deputata alla gestione e al finanziamento del progetto ‘Stadio della Roma’, il cui capitale sociale è interamente detenuto da Neep, azionista di maggioranza del club).
Parnasi e le sue aziende erano invece responsabili dell’edificazione del Business Center. In questi mesi la Roma ha lavorato al project financing da circa 800 milioni, una parte in equity e una a debito (intorno al 70%) per lo stadio e le sue “pertinenze” (dal museo alla “nuova Trigoria” per gli allenamenti). Goldman Sachs ha il compito di raccoglie le adesioni dei finanziatori (una quota dovrebbe essere sottoscritta dal Credito sportivo). Club e proprietà speravano di inaugurare il cantiere entro la fine dell’anno per un impegno di circa due anni e mezzo. Un piano che rischia di essere rallentato da queste nuove nubi giudiziarie.










